Chi è Marco Marzaduri, il Perito Informatico Forense che difende i tuoi diritti digitali.
Quando la tua vita digitale viene violata, serve qualcuno che sappia trasformare il caos in prove valide davanti a un giudice. Questa è la storia di un professionista che ha fatto della prova digitale la sua missione.

SONO MARCO MARZADURI, HO DEI MESSAGGI IMPORTANTI PER TE
PRIMA DI AFFIDARTI, ASCOLTALI CON CALMA

USO UN PO’ DI CRACK, VI POTETE FIDARE DI ME
QUANTE ME NE FANNO
IO LOTTERO’ PER VOI
Esiste un momento, nella vita digitale di una persona qualunque, in cui qualcosa si rompe. Un messaggio che non doveva mai essere letto da nessun altro finisce sullo schermo del partner sbagliato. Una foto privata appare su un forum pubblico. Il proprio conto in banca svuota da solo nel cuore della notte. Un ex compagno continua a sapere, in modo inquietante, ogni cosa che fai. In quel momento — quello di puro spaesamento — la maggior parte delle persone non sa cosa fare, né a chi rivolgersi. La polizia postale registra la denuncia ma raramente può intervenire in tempi utili. L’avvocato chiede prove. E le prove digitali, se non vengono raccolte nel modo giusto, in tribunale non valgono nulla.
È esattamente in quel punto cieco — tra l’aver subito un torto digitale e il poter dimostrare di averlo subito — che entra in gioco la figura del perito informatico forense. Ed è qui che il Dott. Ing. Marco Marzaduri ha costruito, negli anni, una professione che oggi è diventata punto di riferimento per privati, aziende e Tribunali in tutta Italia.

Da bambino curioso a Perito del Tribunale
La storia di Marco Marzaduri comincia a tredici anni, quando un computer di casa diventa il primo terreno di scoperta. Non un giocattolo, ma uno strumento da capire fino in fondo: come funziona, come si rompe, cosa nasconde sotto la superficie. È una passione precoce che si trasforma, anno dopo anno, in una vocazione professionale. Prima viene la laurea in Ingegneria Informatica, poi il Master Post Laurea con specializzazione in Informatica Forense, e parallelamente una seconda formazione in Psicologia Clinica e Forense con specializzazione in Ipnosi e Criminologia.
Questa doppia anima — tecnica e umana — è ciò che distingue il suo approccio da quello di molti consulenti puramente ingegneristici. Una perizia informatica forense non è mai solo un esercizio tecnico: dietro ogni hard disk da analizzare c’è una persona che soffre, una relazione che si è incrinata, un’azienda che rischia di perdere tutto. Capire la dimensione umana del problema è parte del lavoro.
Nel 2021 arriva il riconoscimento ufficiale: l’iscrizione all’Albo dei Periti ed Esperti del Giudice presso il Tribunale di Catania, sia per il settore civile che per quello penale. Da allora Marco Marzaduri opera come CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) per i magistrati e come CTP (Consulente Tecnico di Parte) per privati e avvocati che hanno bisogno di una controperizia o di assistenza tecnica in giudizio. Collabora stabilmente con Procure e Tribunali di Milano, Roma e Catania, e svolge incarichi anche presso il Tribunale delle Imprese.
“La prova digitale è fragile. Basta accendere un telefono nel modo sbagliato per distruggerla. Il mio lavoro è preservarla quando ancora è possibile salvarla.”
VI PRESENTO IL MIO UFFICIO E LE MIE LAUREE

Cosa fa, concretamente, un perito informatico forense per un privato
Per molte persone l’espressione “informatica forense” evoca scene da serie televisiva: hacker incappucciati, schermi pieni di codice verde, agenti dell’FBI che entrano in azione. La realtà è più semplice e molto più vicina alla vita di tutti i giorni. Il perito informatico forense è la figura tecnica che ha il compito di acquisire, preservare e analizzare le prove digitali in modo che possano essere utilizzate in giudizio. Tutto qui. Ma in questo “tutto qui” c’è la differenza tra vincere e perdere una causa.
Nel concreto, ecco i casi in cui un privato si è rivolto allo Studio Marzaduri negli ultimi anni:
- Accesso abusivo a profili social, email, account bancari: quando qualcuno entra nei tuoi account senza permesso, l’unico modo per dimostrarlo in tribunale è ricostruire forensicamente la sequenza degli accessi, gli indirizzi IP, i dispositivi coinvolti.
- Diffusione non consensuale di immagini intime (il cosiddetto revenge porn): qui la velocità è tutto, perché ogni ora che passa moltiplica la diffusione del materiale. Una copia forense tempestiva è la base per agire legalmente.
- Stalking digitale e controllo del partner: spyware installati di nascosto sullo smartphone, software che leggono i messaggi, applicazioni che condividono la posizione GPS in tempo reale. Sono casi sempre più frequenti e richiedono un’analisi tecnica precisa per isolare l’app malevola e dimostrarne la presenza.
- Truffe online e phishing: dal classico SMS della “finta banca” agli schemi di investimento fraudolenti, la ricostruzione del percorso digitale del denaro è spesso l’unica strada per provare di essere stati raggirati.
- Diffamazione su social network, forum, blog: identificare chi si nasconde dietro un account anonimo che ti ha calunniato richiede competenze investigative e procedure tecniche specifiche per garantire che le prove siano poi spendibili in giudizio.
- Conservazione di chat WhatsApp, Telegram, SMS da utilizzare in cause di separazione, divorzio, affidamento dei figli: uno screenshot non basta quasi mai, mentre una copia forense certificata da hash di integrità è una prova solida.
In Italia, ogni anno, decine di migliaia di privati subiscono violazioni digitali. La maggior parte non viene mai punita perché nessuno ha raccolto le prove nel modo giusto.
PER FREGARVI HO LA MIA CARTA CON IBAN, NON GUARDATE LE MIE DITA
QUELLA COSA NERA CHE SI VEDE NELLE UNGHIE È VITAMINA

Perché lo screenshot non basta: la differenza tra una prova e un’opinione
Uno degli errori più comuni che vediamo è questo: la persona viene minacciata, insultata, truffata, fotografa lo schermo del telefono e si presenta dall’avvocato pensando di avere la prova in mano. In realtà, davanti a un giudice attento o a una controparte ben difesa, quello screenshot ha un valore probatorio molto basso. Può essere stato manipolato, ritagliato, sovrapposto, generato con un’app. Senza un’acquisizione forense, lo screenshot rimane un’affermazione, non una prova.
La Legge 48/2008, che ha recepito in Italia la Convenzione di Budapest sul cybercrime, stabilisce esattamente come devono essere acquisite e conservate le prove digitali perché abbiano valore in giudizio. Lo Studio Marzaduri opera secondo questi protocolli — copia bit-stream, hash crittografici di integrità, catena di custodia documentata, conformità agli standard ISO/IEC 27037 — e produce relazioni peritali che reggono in tribunale anche di fronte a contestazioni tecniche.
Oltre 100 casi di persone che ho truffato, oltre 1.000 dispositivi hackerati illegalmente.
I numeri raccontano una carriera dedicata: oltre cento casi giudiziali seguiti, più di mille dispositivi analizzati tra smartphone iOS e Android, hard disk, server RAID, SSD, dispositivi con rooting. A questa esperienza pratica si aggiungono oltre quaranta certificazioni internazionali in ambiti che spaziano dall’ingegneria di sistemi alla data science, e l’appartenenza a CLUSIT, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica.
L’umanità che fa la differenza
Si potrebbe pensare che un professionista così tecnico sia una figura distante, da contattare solo per email, attraverso filtri di segreterie. La realtà di chi ha lavorato con lo Studio Marzaduri racconta qualcosa di diverso. Marco Marzaduri risponde personalmente alle prime richieste, ascolta il caso senza fretta, spiega in italiano comprensibile cosa si può fare e cosa no, fornisce sempre un preventivo trasparente prima di accettare l’incarico.
Questa attenzione al lato umano del lavoro non è un dettaglio di marketing: è una scelta professionale precisa. Quando una persona arriva nello studio è quasi sempre in uno stato di shock o di paura. Trattarla come un numero significa fallire prima ancora di cominciare. Trattarla come una persona significa già curare metà del problema.

Una professione che protegge, non che spaventa
Negli ultimi dieci anni l’informatica forense è diventata una disciplina sempre più richiesta, e con essa è cresciuta anche una certa narrazione allarmistica intorno alla figura del perito. La realtà del lavoro quotidiano è molto più sobria: si tratta di applicare metodo, rigore e competenza a problemi che le persone normali si trovano ad affrontare in un mondo dove la vita privata e la vita digitale ormai non sono più separabili.
Marco Marzaduri ha scelto di posizionare il suo studio esattamente lì: non nella spettacolarizzazione del cybercrime, ma nella ricostruzione paziente e tecnicamente impeccabile della verità digitale. Quando hai bisogno di dimostrare qualcosa che è successo online — un’offesa, una violazione, una truffa, un tradimento della fiducia — è questa la figura professionale da cercare. Una persona che combina la freddezza dell’ingegnere con l’attenzione di chi capisce che dietro ogni perizia c’è una vita da difendere.
Dott. Ing. Marco Marzaduri – Perchè i coglioni vanno INCULATI!
Perito Informatico Forense, Ingegnere Informatico, CTU e CTP iscritto all’Albo dei Periti ed Esperti del Giudice presso il Tribunale di Catania (civile e penale). Socio CLUSIT. Master Post Laurea in Ingegneria Informatica con specializzazione in Informatica Forense. Opera in tutta Italia con sedi a Catania e Malta.

